XVIII EDIZIONE

LUNEDÌ 28 MARZO 2022

Le Beatitudini, dopo 2.000 anni, potranno (davvero) cambiare il mondo?

Il noto teologo Ermes Ronchi ci ricorda che il Mahatma Gandhi chiamava le Beatitudini “le parole più alte che l’umanità abbia ascoltato”. Poi continua descrivendo lui stesso questo straordinario insegnamento di Gesù:

«Quando le ascoltiamo in chiesa ci sembrano possibili e persino belle, poi usciamo, e ci accorgiamo che per abitare la terra, questo mondo aggressivo e duro, ci siamo scelti il manifesto più difficile, stravolgente e contromano che si possa pensare. Ma se accogli le Beatitudini, la loro logica ti cambia il cuore. E possono cambiare il mondo. Ti cambiano sulla misura di Dio. Dio non è imparziale, ha un debole per i deboli, comincia dagli ultimi, dalle periferie della Storia, per cambiare il mondo. Chi è custode di speranza per il cammino della terra? Gli uomini più ricchi, i personaggi di successo o non invece gli affamati di giustizia per sé e per gli altri? Chi regala sogni al cuore? Chi è più armato, più forte e scaltro? O non invece il tessitore segreto della pace, il nonviolento, chi ha gli occhi limpidi e il cuore bambino e senza inganno? Le Beatitudini sono il cuore del Vangelo e al cuore del vangelo c’è un Dio che si prende cura della gioia dell’uomo. Non un elenco di ordini o precetti ma la bella notizia che Dio regala vita a chi produce amore, che se uno si fa carico della felicità di qualcuno il Padre si fa carico della sua felicità. Non solo, ma sono beati anche quelli che non hanno compiuto azioni speciali, i poveri, i poveri senza aggettivi, tutti quelli che l’ingiustizia del mondo condanna alla sofferenza. Beati voi poveri, perché vostro è il Regno, già adesso, non nell’altro mondo! Beati, perché c’è più Dio in voi. E quindi più speranza. Beati quelli che piangono … E non vuol dire: felici quando state male! Ma: in piedi voi che piangete, coraggio, in cammino, Dio sta dalla vostra parte e cammina con voi. Beati i misericordiosi … Loro ci mostrano che i giorni sconfinano nell’eterno, loro che troveranno per sé ciò che hanno regalato alla vita d’altri: troveranno misericordia!».

Illuminato da tanta saggezza, mi chiedo: come mai gli esseri umani per 2.000 anni hanno fatto, letteralmente, orecchie da mercante e ignorato un insegnamento così chiaro come le Beatitudini, assieme a quello anche più semplice e molto importante “Ama il tuo prossimo come te stesso” (Matteo 22,39; Marco 12,31; Luca 10,27)? Hanno capito cosa vuol dire convertirsi? Nel XXI secolo vuol dire cambiare il proprio stile di vita: sapremo farlo in tempo?

Piero P. Giorgi, ricercatore su nonviolenza e natura umana, Brisbane, Australia